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Gravidanza: come affrontarla al meglio?

La gravidanza rappresenta uno dei momenti più importanti, delicati e complessi nella vita di una donna ma anche nella vita della coppia e/o della famiglia. Quindi come affrontarla al meglio?

La parola chiave di tutta la gravidanza è cambiamento.

Anche l’identità della donna cambia durante questo periodo, inizia la sua metamorfosi verso l’essere madre.

Questo implica ovviamente un cambiamento nell’equilibrio della coppia, o della famiglia, se sono già presenti altri figli.

In occasione del primo figlio la coppia dovrà riorganizzare tutte le proprie dinamiche e i propri equilibri, preparandosi così al passaggio da 2 a 3.

Sicuramente in questi cambiamenti hanno un ruolo chiave gli ormoni, ma le conseguenze si ripercuotono anche nella sfera relazionale.

Purtroppo le aspettative sulla gravidanza sono sempre rosee, ci si aspetta che la donna affronti tutto positività e che sia capace di gestire tutto al meglio, senza particolari ripercussioni sulla vita lavorativa, sociale e di coppia.

La realtà è che la gravidanza e il parto e anche i primi mesi  di vita del bambino, sono diversi per tutte le donne e le famiglie, e non esiste un modo giusto o sbagliato di comportarsi, non è possibile seguire un percorso standardizzato.

La maternità è un cambiamento e un percorso che ogni donna attraversa in modo diverso.

E’ possibile dare alcune indicazioni generali per ritrovare la serenità durante questo incredibile percorso:

  • Informarsi! non solo sui cambiamenti di tipo fisico che avverranno durante la gravidanza, ma anche su quelli emotivi, legati a questo periodo, per evitare così eccessive angosce e allarmismi.
  • Condividere con il partner (se c’è) sogni, preoccupazioni, riflessioni, esperienze: è lui il vostro braccio destro durante questo percorso.
  • Rallentare, non significa rinunciare a tutto, ma concedetevi di ascoltarvi in profondità per capire di cosa abbiamo davvero bisogno.
  • Non aver paura di chiedere aiuto, se ci si sente abbattute, stanche o demotivate, ci sono dei percorsi psicologici ad hoc per affrontare con maggiore serenità questo periodo così delicato.
  • Frequentare corsi di preparazione al parto e di sostegno alla genitorialità.

Come rendere la propria “impresa” familiare felice

Se si pensa ad una famiglia, i pensieri che possono nascere possono essere svariati da persona a persona, ma dubito che a qualcuno sia mai venuto in mente di paragonarla ad un’azienda!

Nessuno tranne Bruce Feiler, autore del libro “Il segreto della famiglia felice”.

Lo scrittore, attraverso continue metafore, dà indicazioni su come rendere la propria “impresa” familiare felice. Nell’impresa familiare l’obiettivo non è aumentare il fatturato, ma migliorare le relazioni tra i membri.

Feiler partì per un lungo viaggio, alla ricerca di idee e soluzioni intelligenti e d’avanguardia per rendere la sua impresa familiare più felice. Invece che mettersi in contatto con esperti del settore (psicologi, terapeuti familiari..), intervistò e parlò con le menti più creative e innovative della Silicon Valley.

Cosa ne è derivato? Una vasta raccolta di materiale pratico (esercizi di team building, tecniche di problem solving, di PNL, mediazione dei conflitti…) da poter applicare e sperimentare sui propri familiari.

Il risultato di questo bizzarro esperimento ha prodotto la stesura del libro sopracitato. In esso sono contenute 200 buone pratiche per rendere la propria impresa familiare felice.
Per amministrare al meglio la propria “società”, e non dichiarare fallimento, Feiler propone un decalogo di attività da svolgere.

Qualche esempio? Prima di tutto, bisognerà “tirare le somme”, ovvero fare un bilancio obiettivo. Per cui fate una lista di pregi e difetti, analizzate quali cose vorreste cambiare e quali mantenere.

Successivamente bisognerà pensare alla mission della propria famiglia: quali sono i valori fondamentali, i desideri e le aspettative, l’ideale a cui si vuole arrivare.

Infine, occorrerà organizzare delle riunioni settimanali di “equipe”, per comunicare e valutare l’andamento della settimana, gli eventi accaduti. Attraverso la cooperazione tra membri si decideranno nuovi traguardi da raggiungere.

Famiglia… s.p.a.!!

Felicità e famiglia: come coniugarli?

La felicità di una famiglia dipende da un equilibrio delicato delle parti, un’armonia, che è difficile da mantenere ma facile da rompere; è un lavoro di costruzione e di dedizione continua.

Come ottenere e coniugare la felicità e la famiglia, dentro e fuori di sé, cioè con le persone con cui si condivide la quotidianità (con il partner e i figli).

Scrittori, opinionisti, filosofi, psicologi e grandi menti si sono interessati all’argomento, hanno cercato di identificare i fattori determinanti, e dispensare “ricette”
preconfezionate per raggiungere l’obiettivo.

Di tanti consigli e indicazioni, alcuni punti
(rivolti a tutti i componenti della famiglia) ci hanno particolarmente colpito.

Gli obiettivi? migliorare le relazioni, consolidare i legami, creare una memoria condivisa, sviluppare un senso di appartenenza, e far circolare emozioni positive.

Che riescano davvero a unire la felicità e la famiglia? Chissà, provare per credere!

1. Istituire e mantenere delle tradizioni di famiglia: visitare un luogo, cucinare insieme, vedere un film. Fare un’attività, in concomitanza di particolari occasioni o momenti dell’anno, favorisce nei bambini un senso di appartenenza e identità. Da adulti, poi, condividere coi propri figli o coniugi luoghi e sapori della propria infanzia può contribuire a mantenere vivi piacevoli ricordi di famiglia.

2. Ritagliare uno spazio, la sera (o la mattina, nel fine settimana) per mangiare insieme. Dedicare il giusto tempo alla possibilità di mangiare tutti insieme, seduti a tavola, con la tv rigorosamente spenta rappresenta una buona abitudine perché permette a tutti i componenti della famiglia di condividere la propria giornata, di ritrovarsi, di comunicare e di ascoltare, scambiandosi pensieri, emozioni e sensazioni.

3. Raccontare ai propri figli di sé, della propria famiglia, della propria infanzia, degli eventi (positivi e negativi) che si sono affrontati. Se da una parte ciò favorisce la creazione di una memoria condivisa (e narrata) che si mantiene viva, dall’altro permette ai bambini di immedesimarsi e riconoscersi nelle storie dei genitori. Si rafforzerà così, l’autostima e la forza nell’affrontare piccoli e grandi problemi.

4. Curare la componente “tempo libero” e “divertimento in famiglia”. Tra mille impegni e ritmi frenetici, trovate il tempo per giocare insieme, fare delle squadre, uscire all’aria aperta…insomma divertitevi, ridete, scherzate. Il gioco ha delle funzioni fondamentali per la crescita del bambino e per la relazione con i pari e con gli adulti. E anche per mamma e papà, può essere bello riscoprirsi piccoli e spensierati.

E infine…siate coccolosi: date e ricevete abbracci, baci, carezze. Non limitatevi ad usare le parole, i gesti sono molto più forti!

Depressione: i segnali da non trascurare

La parola depressione è sempre più sulla bocca di tutti, molto spesso utilizzata impropriamente, ma è un problema che può compromettere significativamente la vita quotidiana di chi ne soffre.

Oltre a essere un termine usato spesso in maniera approssimativa, questo problema viene purtroppo sottovalutato o frainteso, o addirittura non viene identificato in maniera chiara.

Ecco quindi un elenco di segnali a cui prestare particolare attenzione in tema di depressione:

  • Fatica: il corpo di una persona depressa è continuamente sotto stress, e ciò potrebbe aumentare la sensazione di fatica. Questa fatica potrebbe manifestarsi con una tendenza a parlare più lentamente, tempi di reazione più scarsi e anche una camminata più lenta.
  • Significativi cambiamenti di peso: si potrebbe aumentare di peso o dimagrire eccessivamente.
  • Cambiamenti del sonno: potrebbe esserci la tendenza a dormire meno o dormire molto più del normale.
  • Perdita di interesse: questo sintomo può intensificare anche la sensazione di isolamento e solitudine che accompagna la depressione.
  • Essere eccessivamente auto-critici: nella depressione spesso la nostra voce interiore che critica può essere molto autoritaria e distruttiva sullo stato d’animo. Dovremmo imparare a contrastare questa tendenza a criticarci, dimostrandoci comprensivi nei nostri stessi confronti e imparando a volerci bene.
  • Rabbia ed irritabilità: oltre a essere sintomi della depressione, possono anche alimentarla ulteriormente.

La depressione non è solo “ tristezza” e non scompare in pochi giorni, ma accompagna chi ne soffre nella vita di tutti i giorni, per questo è fondamentale prendere coscienza del proprio problema e fare qualcosa per risolverlo, affidandosi ad un terapeuta, fidandosi e facendosi aiutare.

E’ l’unica vera soluzione per risolvere un problema così tanto banalizzato ma così profondamente radicato in chi ne soffre.

Famiglia ipermoderna e ruolo dello psicologo, come “sposarli”?

Quando ero all’università (quasi una decina d’anni fa) preparai un esame che si intitolava “Il ciclo vitale della famiglia” della Prof.ssa Malagoli Togliatti, con la quale poi feci una tesi, all’epoca innovativa (sulla mediazione familiare e l’affido condiviso).
Si parlava dei riti di passaggio da una fase all’altra, di compiti di sviluppo per genitori, figli e nonni, in un’ottica trigenerazionale.

Le fasi erano scandite (e condivise all’unanimità dagli esperti) dalle fasi di sviluppo del singolo individuo e della coppia all’interno della famiglia: formazione della coppia, nascita primo figlio, famiglia con bambini piccoli, con figli adolescenti, e infine famiglia anziana. Ogni fase comportava il dover affrontare dei life events definiti normativi, ovvero normali eventi che ogni famiglia doveva superare (svincolo dei figli, pensione, riscoperta della coppia…).

Solo nell’ultimo capitolo si iniziava a parlare di “nuove famiglie”, nell’elenco erano descritte solo il frutto delle famiglie separate: famiglie con un solo genitore e figli a carico, famiglie composte da figli di precedenti relazioni.
Adesso, probabilmente quest’esame è stato eliminato o ampiamente ridefinito e riorganizzato, alla luce dei cambiamenti intercorsi nell’arco di quest’ultimi anni.
La società attuale sottopone la famiglia a continue pressioni, che ne riducono gli spazi e le risorse, che ne minano la gerarchia e la solidità interna.

Bauman all’inizio del 2000 parlava di società liquida per intendere la caratterizzazione delle esperienze individuali e sociali segnate da strutture che si decompongono e ricompongono rapidamente, in modo vacillante e incerto, fluido e volatile.
Questo concetto si potrebbe traslare anche alla famiglia, la quale nell’arduo tentativo di rispondere alle esigenze dei singoli componenti e adattarsi alle richieste socio-culturali vigenti, appare spesso, estremamente confusa, complessa, variegata e..affaticata!
Proprio come un liquido, che prende la forma del contenitore in cui lo si pone, anche la famiglia moderna non ha più (a differenza della vecchia famiglia “tradizionale”) dei tratti ben definiti, delle caratteristiche, che seppur mutevoli a seconda del contesto e dell’epoca storica, erano identificative di un nucleo familiare.

Attualmente le dinamiche relazionali e psicologiche interagenti tra gli individui generano di continuo nuove forme familiari (famiglie ricomposte, adottive e affidatarie, monogenitoriali, di fatto, omosessuali, bisessuali o transgender, con uno o entrambi i genitori disabili, che vivono in comuni o appartengono a gruppi religiosi/ideologici, poligame ..).
Si tratta di un vero e proprio fenomeno sociale; si assiste ad una condizione generale di precarietà in tutti gli ambiti umani: le relazioni sono frammentarie e deboli, il contratto di lavoro è spesso soggetto a scadenze a breve termine, con rinnovi intermittenti, manca una progettualità futura, predomina una cultura del “mordi e fuggi”, tutta incentrata sul momento presente e sulla soddisfazione personale, mancano dei punti di riferimento a cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà, manca un “rifugio sicuro” reale o metaforico che sia, alla distanza fisica si aggiunge spesso la distanza emotiva dai propri cari, e così si investe su se stessi, sulla propria individualità, sul godimento immediato perché “poi domani chissà”.

Le relazioni sono caratterizzate da ambivalenza e aspettative grandiose: si tende a ricercare affannosamente una persona che ci completi, ci comprenda e ci sostenga, ma che nel contempo ci lasci la libertà di mantenere immutato il nostro stile di vita, che non pretenda di ottenere uno spazio, che non rappresenti un peso ma solo una persona con cui potersi svagare, che non comporti, a volte, scendere a compromessi o fare sacrifici.
Così come l’istituzione della famiglia rappresenta un costrutto in continuo cambiamento, anche la figura dello psicologo, di conseguenza, diventa “caleidoscopica”, ovvero composta da mille facce e mille possibili combinazioni di tecniche, risonanze emotive, setting, dinamiche interne, convocazioni, fantasie e ipotesi di lavoro.

Bisogna diventare consapevoli delle nuove tipologie familiari che si stanno delineando, e che sono in continuo aumento, ed essere in grado di affinare e ricercare strumenti adeguati a prendere in carico specifici scenari relazionali, ognuno con storie, carichi emotivi, mandati, aspettative deluse, motivazioni, risorse e vincoli, desideri e dolori specifici della loro condizione.
Il lavoro dello psicologo è un “work in progress” perenne, un buono psicologo deve essere sempre aggiornato sui cambiamenti in atto, studiare la letteratura e la legislazione in merito, lavorare su eventuali pregiudizi o stereotipi, attraverso un lavoro continuo di messa in discussione e supervisione, individuando eventuali nodi critici e ascoltando le proprie emozioni.

Come ottenere un’unione felice. Il protocollo PREPARE/ENRICH®


Vi siete mai chiesti se siete pronti per il matrimonio? O per affrontare una convivenza? Siete certi di avere una buona comunicazione con il vostro partner?

È arrivato in Italia un programma di consulenza per migliorare la relazione di coppia, ideato dal Prof. Olson dell’Università del Minnesota e dal suo gruppo di lavoro che propongono questo protocollo, il PREPARE/ENRICH®, sia per preparare le persone alla vita di coppia, sia per promuovere il benessere e una migliore comunicazione nelle coppie già sposate o conviventi.
Una preparazione alla vita di coppia, come quella offerta dal PREPARE/ENRICH®, può ridurre il rischio di divorzio e aumentare la soddisfazione e le competenze relazionali.
Uno studio sistematico su coppie che hanno partecipato al programma PREPARE/ENRICH®, ha rivelato un aumento della soddisfazione di coppia e un miglioramento in dieci delle tredici aree della relazione (Knutson & Olson, 2003).

Il programma consiste in una serie di incontri con il facilitatore, un consulente adeguatamente formato a utilizzare tale protocollo, che, dopo la somministrazione di un questionario online che entrambi i partner possono completare in circa 30 minuti, propone alla coppia obiettivi specifici da raggiungere con un protocollo prestabilito.
I risultati del questionario aiutano il facilitatore ad avere un’idea chiara della tipologia di coppia che ha davanti e faranno da guida in un percorso di conoscenza reciproca e di crescita individuale e di coppia, permettendo alle risorse nascoste di emergere.

Attraverso questo percorso si possono esplorare i punti di forza della relazione e individuarne i punti “deboli” su cui lavorare. Il programma stimola il dialogo su temi importanti e aiuta entrambi i membri della coppia ad aumentare la consapevolezza di se stessi e dell’altro, così da incrementare le competenze relazionali e la soddisfazione.

Il facilitatore propone degli esercizi che aiutano la coppia a sperimentarsi in nuove modalità comunicative e a sviluppare punti di forza agendo sulle difficoltà.
Questo lavoro favorisce la risoluzione dei conflitti e rafforza le capacità comunicative, spesso poco e mal utilizzate dalle coppie.

L’obiettivo principale del PREPARE/ENRICH® è sviluppare una relazione di coppia più bilanciata, nell’ottica della promozione della salute e della prevenzione del disagio.

PREPARE/ENRICH® è un sofisticato strumento che può essere interpretato solo da un facilitatore formato. All’interno del sito è possibile trovare la mappa dei facilitatori più vicini a voi.

La noia nei bambini, amica della creatività

Si vedono spesso in giro in rete molti articoli, foto e citazioni sul diritto dei bambini alla noia, intesa come l’opportunità di avere a disposizione del tempo libero in cui potersi riposare o sperimentare questo sentimento che genera creatività, autodeterminazione e libera l’esplorazione.

La noia, presente già nel neonato, è vissuta e percepita dagli adulti come un qualcosa di negativo, ma in realtà è fondamentale per lo sviluppo del sé del bambino.

Vi spiego brevemente perché…
Il resting state è una parola inglese per definire uno stato di “Inattività vigile” (Stern, 1985), cioè momenti in cui il bambino o il neonato vive uno stato di quiete, benessere e tranquillità, in cui prende contatto e conosce la realtà interna o esterna. Significa essere svuotati, non fare nulla, godere dell’ozio per rivolgere l’attenzione a cosa si sta provando e sentendo.
Il rispetto di questo vuoto fertile (Perls, 1951) è essenziale per la crescita del bambino, che è perennemente iperstimolato già dai primissimi giorni di vita, e coinvolto in moltissime attività.

Attraverso l’osservazione di questi momenti, in cui il bambino durante il gioco o nella culla, appare assorto e con un’aria sognante, è possibile aprire una finestra sul suo mondo mentale.  Per cui, rallentiamo un po’ tutti quanti e sintonizziamoci sulle sensazioni che nascono dallo spazio che la noia crea.

A quale tipologia di coppia appartenete ?

Abbiamo già visto come si possono classificare le coppie secondo tre dimensioni molto importanti ma ogni rapporto è speciale, ogni relazione è una storia a sé, caratterizzata da una grande complessità e variabilità di fattori che possono influenzarla.

Spesso si affrontano passi importanti in maniera superficiale o precocemente, senza una giusta preparazione, come il matrimonio o la convivenza. La conoscenza reciproca del carattere del partner e della storia familiare è necessaria per costruire basi solide di fiducia e rispetto reciproco.

Il protocollo Prepare Enrich, ideato dal prof. Olson dell’Università del Minnesota,  valuta la coppia focalizzando le risorse dei partner e gli ambiti da sviluppare per migliorare il funzionamento della relazione. Tale protocollo stimola la curiosità e il dialogo su argomenti fondamentali e aumenta la consapevolezza di se stessi e della relazione.

Attraverso il metodo Prepare Enrich, le coppie imparano a superare i momenti di difficoltà, ma anche a prepararsi adeguatamente alla convivenza e al matrimonio.

Secondo il Prepare Enrich possiamo appartenere a una  tipologia di coppia tra:

  1. coppia vitalizzata
  2. coppia armoniosa
  3. coppia tradizionale
  4. coppia conflittuale
  5. coppia devitalizzata

Queste tipologie di coppia differiscono in base a quanto i partner sono soddisfatti nella loro relazione. La coppia può essere:

  1. Vitalizzata: è la coppia con il miglior funzionamento; i partner sono capaci di comunicare apertamente ed è presente una forte intesa positiva.
  2. Armoniosa: ha buoni livelli di soddisfazione e di intesa
  3. Tradizionale: i partner si sentono fortemente impegnati, ma non sono particolarmente esperti in comunicazione
  4. Conflittuale: caratterizzate da una scarsa capacità di risoluzione dei conflitti e un basso livello di intesa
  5. Devitalizzata: rappresenta il peggior funzionamento relazionale e può presentarsi solo nelle coppie già sposate.

E voi a quale tipologia di coppia appartenete?

L’ansia: “ladra”di autenticità

L’ansia, in qualunque intensità e forma si manifesti, ci lancia dei messaggi molto chiari sul nostro modo di vivere e sul nostro stato d’animo.

E inoltre ci priva di tante cose. Ad esempio:

    • L’opportunità di vivere il momento presente. La paura di ripetere gli stessi sbagli compiuti in passato, la volontà di rivalersi facendo la scelta giusta per il futuro, fa oscillare avanti e indietro nel tempo, impedisce il poter godere e pensare a ciò che sta accadendo adesso.

    • La possibilità di agire e di cambiare. L’ansia è un ottimo pretesto per rimanere immobili in una situazione che seppur scomoda, protegge dal rischio di dover affrontare un cambiamento.

    • Parti della propria personalità. Si perdono di vista le proprie potenzialità, i punti di forza, le peculiarità di ognuno, si intacca l’autostima e l’amor proprio. Si generano credenze e pensieri negativi di essere incapaci, indegni, impotenti e deboli.

A lungo andare ce ne se convince a tal punto che ci si rispecchia completamente nell’ansia, diventiamo un tutt’uno con lei, come se il resto della nostra identità venisse spazzata via.

Imparare ad accettarsi, con i propri limiti e difetti, riconoscere i propri desideri, ascoltare i propri bisogni (e soddisfarli più spesso di quanto non si faccia) è il primo grande passo per iniziare a star meglio con noi stessi e con gli altri.

Tutto è; niente è. L’una e l’altra formula arrecano uguale serenità. L’ansioso, per sua disgrazia, rimane a mezza strada, tremebondo e perplesso, sempre alla mercé di una sfumatura, incapace di insediarsi nella sicurezza dell’essere o dell’assenza di essere.
(Emil Cioran)

Il ciclo di vita della famiglia

Il ciclo vitale familiare è un modello che descrive i cambiamenti che avvengono solitamente all’interno di una famiglia nel corso degli anni. Si articola in una serie di stadi, ognuno dei quali deve essere superato affinché si possa passare con successo a quello successiva.

Ogni tappa è caratterizzata da un evento critico, come ad esempio l’arrivo o l’uscita di un componente, tale evento induce il sistema familiare a confrontarsi con una situazione nuova che produce un cambiamento nell’organizzazione del sistema familiare stesso, in quanto le precedenti modalità di funzionamento e di gestione delle relazioni non risultano più adatte. L’evento critico non rappresenta obbligatoriamente il passaggio da uno stadio all’altro ma è il fattore critico davanti al quale le modalità di funzionamento devono evolversi, innescando un processo di riorganizzazione.

Se si incontrano difficoltà in questo cambiamento si possono avere difficoltà nel superare uno stadio e a volte si può rimanere bloccati in uno specifico stadio.

Il blocco del ciclo vitale si verifica quando, nel corso di una determinata fase, non avvengono le ridefinizioni delle relazioni interpersonali e la riorganizzazione del sistema che sarebbero necessarie per passare alla fase successiva. Si parla di passaggio incompleto quando il passaggio alla fase successiva avviene soltanto superficialmente, senza che si siano realmente modificate le relazioni interpersonali e le modalità di funzionamento del sistema familiare, ad esempio una persona che si sposa senza essersi sufficientemente separata dalla propria famiglia d’origine.

Nella famiglia cosiddetta tradizionale possiamo distinguere cinque stadi. Il primo stadio è la formazione della coppia, l’evento critico tipico è la convivenza o il matrimonio, ovvero la decisione di due persone di dare origine a un nuovo nucleo familiare. Il secondo stadio è la nascita del primo figlio, quando da due si diventa tre, qualsiasi cosa succeda tra i coniugi rimarranno sempre genitori e quindi questo nuovo sistema familiare non potrà mai essere cancellato per sempre. Quando il figlio diventa adolescente le cose cambiano notevolmente e qui troviamo il terzo stadio, che racchiude tutto quel periodo dall’adolescenza fino allo svincolo dalla famiglia. Il quarto stadio la troviamo appunto nello svincolo e nell’allontanamento, in presenta di più figli questa fase inizia con l’uscita di casa del primo e termina con quella dell’ultimo. Infine vi è la famiglia nell’età anziana, come ultimo stadio, gli eventi che lo caratterizzano sono il pensionamento, la vecchiaia e la morte dei coniugi. In questo stadio la priorità è che la generazione iniziale crei spazio alla nuova generazione. 

È importante notare che, in ogni punto di transizione del ciclo vitale, tre o quattro generazioni si trovano a dover cambiare insieme. Il passaggio da una fase ad un’altra è un processo di continua riorganizzazione dei rapporti tra i membri della famiglia. Ogni passaggio è caratterizzato dalla crisi delle vecchie modalità interattive e dalla richiesta di nuove modalità evolutive.