Famiglia ipermoderna e ruolo dello psicologo, come “sposarli”?

Famiglia ipermoderna e ruolo dello psicologo, come “sposarli”?

Quando ero all’università (quasi una decina d’anni fa) preparai un esame che si intitolava “Il ciclo vitale della famiglia” della Prof.ssa Malagoli Togliatti, con la quale poi feci una tesi, all’epoca innovativa (sulla mediazione familiare e l’affido condiviso).
Si parlava dei riti di passaggio da una fase all’altra, di compiti di sviluppo per genitori, figli e nonni, in un’ottica trigenerazionale.

Le fasi erano scandite (e condivise all’unanimità dagli esperti) dalle fasi di sviluppo del singolo individuo e della coppia all’interno della famiglia: formazione della coppia, nascita primo figlio, famiglia con bambini piccoli, con figli adolescenti, e infine famiglia anziana. Ogni fase comportava il dover affrontare dei life events definiti normativi, ovvero normali eventi che ogni famiglia doveva superare (svincolo dei figli, pensione, riscoperta della coppia…).

Solo nell’ultimo capitolo si iniziava a parlare di “nuove famiglie”, nell’elenco erano descritte solo il frutto delle famiglie separate: famiglie con un solo genitore e figli a carico, famiglie composte da figli di precedenti relazioni.
Adesso, probabilmente quest’esame è stato eliminato o ampiamente ridefinito e riorganizzato, alla luce dei cambiamenti intercorsi nell’arco di quest’ultimi anni.
La società attuale sottopone la famiglia a continue pressioni, che ne riducono gli spazi e le risorse, che ne minano la gerarchia e la solidità interna.

Bauman all’inizio del 2000 parlava di società liquida per intendere la caratterizzazione delle esperienze individuali e sociali segnate da strutture che si decompongono e ricompongono rapidamente, in modo vacillante e incerto, fluido e volatile.
Questo concetto si potrebbe traslare anche alla famiglia, la quale nell’arduo tentativo di rispondere alle esigenze dei singoli componenti e adattarsi alle richieste socio-culturali vigenti, appare spesso, estremamente confusa, complessa, variegata e..affaticata!
Proprio come un liquido, che prende la forma del contenitore in cui lo si pone, anche la famiglia moderna non ha più (a differenza della vecchia famiglia “tradizionale”) dei tratti ben definiti, delle caratteristiche, che seppur mutevoli a seconda del contesto e dell’epoca storica, erano identificative di un nucleo familiare.

Attualmente le dinamiche relazionali e psicologiche interagenti tra gli individui generano di continuo nuove forme familiari (famiglie ricomposte, adottive e affidatarie, monogenitoriali, di fatto, omosessuali, bisessuali o transgender, con uno o entrambi i genitori disabili, che vivono in comuni o appartengono a gruppi religiosi/ideologici, poligame ..).
Si tratta di un vero e proprio fenomeno sociale; si assiste ad una condizione generale di precarietà in tutti gli ambiti umani: le relazioni sono frammentarie e deboli, il contratto di lavoro è spesso soggetto a scadenze a breve termine, con rinnovi intermittenti, manca una progettualità futura, predomina una cultura del “mordi e fuggi”, tutta incentrata sul momento presente e sulla soddisfazione personale, mancano dei punti di riferimento a cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà, manca un “rifugio sicuro” reale o metaforico che sia, alla distanza fisica si aggiunge spesso la distanza emotiva dai propri cari, e così si investe su se stessi, sulla propria individualità, sul godimento immediato perché “poi domani chissà”.

Le relazioni sono caratterizzate da ambivalenza e aspettative grandiose: si tende a ricercare affannosamente una persona che ci completi, ci comprenda e ci sostenga, ma che nel contempo ci lasci la libertà di mantenere immutato il nostro stile di vita, che non pretenda di ottenere uno spazio, che non rappresenti un peso ma solo una persona con cui potersi svagare, che non comporti, a volte, scendere a compromessi o fare sacrifici.
Così come l’istituzione della famiglia rappresenta un costrutto in continuo cambiamento, anche la figura dello psicologo, di conseguenza, diventa “caleidoscopica”, ovvero composta da mille facce e mille possibili combinazioni di tecniche, risonanze emotive, setting, dinamiche interne, convocazioni, fantasie e ipotesi di lavoro.

Bisogna diventare consapevoli delle nuove tipologie familiari che si stanno delineando, e che sono in continuo aumento, ed essere in grado di affinare e ricercare strumenti adeguati a prendere in carico specifici scenari relazionali, ognuno con storie, carichi emotivi, mandati, aspettative deluse, motivazioni, risorse e vincoli, desideri e dolori specifici della loro condizione.
Il lavoro dello psicologo è un “work in progress” perenne, un buono psicologo deve essere sempre aggiornato sui cambiamenti in atto, studiare la letteratura e la legislazione in merito, lavorare su eventuali pregiudizi o stereotipi, attraverso un lavoro continuo di messa in discussione e supervisione, individuando eventuali nodi critici e ascoltando le proprie emozioni.

Info sull'autore

Dott.ssa Valentina Ambrosio editor

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